Sicurezza dell’impronta digitale: è affidabile?

La sicurezza dell’impronta digitale è davvero affidabile?

Negli ultimi anni le imprese che si occupano della produzione degli smartphone si sono ampiamente dedicate all’introduzione di una grande novità tecnologica: l’introduzione dei lettori di impronte digitali. Uno strumento rapido e veloce per sbloccare il proprio telefono, ma forse non troppo affidabile dal punto di vista della sicurezza.

Impostare la propria impronta digitale come unico metodo (o affiancato all’inserimento di un codice PIN o di una password) per sbloccare la tastiera dello smartphone può sembrare un metodo realmente sicuro di preservare i dati all’interno dei dispositivi.

In realtà, però, non è così. Perché?

Può sembrare una considerazione ovvia ma le impronte digitali sono parti del nostro corpo che vengono continuamente esposte all’esterno e che, durante il corso della nostra vita, non possiamo cambiare. Questo vorrebbe dire che l’utilizzo dell’impronta digitale sarebbe analogo quasi al fare uso di una sola password che non possiamo andare a cambiare, perché non modificabile, e che abbiamo sempre con noi.

A dimostrazione di questo abbiamo alcuni esempi che ci aiutano a capire che la sicurezza dell’impronta digitale non è poi così garantita. Primo fra tutti, il famoso caso dell’iPhone dell’attentatore di San Bernardino. Il dispositivo posseduto dall’uomo era un iPhone 5C, bloccato con un codice numerico. Se il killer avesse invece avuto un modello 5S, con il suo cadavere e quindi con la sua impronta sarebbe stato possibile sbloccare l’iPhone velocemente, avendo quindi la possibilità di accedere a tutti i suoi dati.

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Un altro esempio può essere quello della ricostruzione, da parte di un gruppo di hacker, dell’impronta digitale del Ministro della Difesa tedesco. A partire da una serie di foto ad alta definizione, infatti, questi sono riusciti a ricreare il dito della mano che, tramite l’ottenimento di una semplice stampa 3D, avrebbe permesso di accedere a tutti i dispositivi del Ministro.

Per non parlare poi degli Stati Uniti, Paese in cui ogni cittadino dai 14 ai 79 anni che si sia già recato nel territorio americano ha lasciato traccia delle proprie impronte digitali. Questa tecnologia, quindi, ha sì il potere di essere unica ed utilizzata apparentemente dal solo possessore dello smartphone, ma allo stesso tempo può essere un notevole veicolo di esposizione all’accesso dei propri dati da parte di esterni. La sicurezza dell’impronta digitale non va quindi sempre preferita all’impostazione di una password tradizionale.