Project Owl contro i contenuti spazzatura nei risultati di ricerca

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Google lavora per eliminare i contenuti inaffidabili dalla SERP

Ancora guerra ai contenuti spazzatura nelle SERP. Ci pensa Project Owl, l’ultimo algoritmo di Google, a fare un po’ di pulizia.

Il nuovo update è stato sviluppato allo scopo di ripulire le pagine dei risultati di ricerca da notizie bufala e istigazioni ad odio, razzismo e violenza per fornire risultati più affidabili e intuitivi. L’idea è in elaborazione da tempo ma la scintilla che ha dato il via all’effettiva realizzazione del progetto è stata l’eco mediatica verificatasi in seguito all’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America. A giudicare dalle reazioni sui social media, è risultato evidente come l’opinione pubblica fosse, in precedenza alle elezioni, fortemente traviata dalle notizie in circolazione. Da qui la decisione: essendo Google il più utilizzato motore di ricerca al mondo, era necessario fare in modo che anche i risultati di ricerca fossero affidabili.

Project Owl e la neutralità dei motori di ricerca

Come funziona Owl, e in che modo può influire sulla SEO quando gestiamo la nostra pagina?

Stano a quanto dicono gli esperti, finché ci si attiene alle regole della buona SEO, la presenza di un algoritmo di sbarramento non dovrebbe crearci problemi in termini di indicizzazione. Per quanto riguarda i risultati mostrati nelle SERP, invece, i cambiamenti sono visibili eccome.

La prima problematica su cui ci si è scontrati è la dichiarata, o quantomeno supposta, neutralità dei motori di ricerca. In che modo, quindi, è possibile riconoscere i contenuti spazzatura da quelli di qualità? La risposta più ovvia sta nell’autorevolezza dei siti linkati tra i primi risultati, ma questo porterebbe inevitabilmente alla creazione di bias nei confronti di siti più popolari rispetto ad altri.

Se questo sistema può funzionare quando si tratta di eliminare contenuti offensivi o violenti, in fatto di diffusione di notizie non sempre celebrità corrisponde ad affidabilità, e molte volte siti minori forniscono informazioni più precise rispetto ai colossi della stampa, che spesso sono tutt’altro che neutrali.

La possibilità di interagire con la pagina dei risultati

Sono stati inizialmente introdotti dei pulsanti che premettono agli utenti di lasciare un feedback sui contenuti elencati (in Italia, per adesso, non sono ancora disponibili per tutte le query di ricerca), in modo da aiutare il motore di ricerca nel suo compito di filtraggio. Anche in questo caso, però, non è detto che il responso umano sia effettivamente affidabile.

Stesso problema sorge per le query poco richieste, per le quali anche il materiale a disposizione è limitato, con la conseguente necessità di dare priorità alle fonti più ufficiali ed autorevoli che, come già detto, non sono necessariamente imparziali.

In molti confidano nell’intelligenza artificiale di Google, ma per ora il cammino verso un’informazione più affidabile è ancora lungo.

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