Black Hat Seo

black hat seo

Cosa intendiamo per Black Hat SEO?

Quando parliamo di Black Hat SEO ci riferiamo a quella pratica che cerca di “imbrogliare” gli algoritmi dei motori di ricerca, sfruttando alcune delle loro caratteristiche.

Avendo affrontato in precedenza l’argomento, sappiamo che l’Ottimizzazione SEO praticata correttamente è finalizzata alla facilitazione del reperimento di un sito sul Web sui motori di ricerca, attraverso la creazione di contenuti di alta qualità.

Quello che accade con la Black Hat SEO, invece, è differente. I motori di ricerca agiscono con lo scopo di permettere ad un utente di trovare i contenuti che cercava nella maniera più semplice e veloce. Lavorando tramite l’utilizzo di algoritmi, essi cercano di simulare le operazioni degli esseri umani. Se si riesce a capire il funzionamento di un algoritmo, si possono sfruttare le sue caratteristiche affinché i contenuti che proponiamo, pur essendo di bassa qualità, siano perfetti per la ricerca.

Per capire al meglio questa pratica sarà utile fare un esempio. All’interno delle ricerche, i risultati pertinenti vengono mostrati in base alla loro relazione con la parola chiave in questione. Se si cerca la parola “automobile“, i risultati saranno altamente correlati con questa parola in quanto la contengono più volte. Un pratica Black Hat SEO, quindi, potrebbe modificare il contenuto di una pagina in modo tale da inserire più volte la parola chiave. Il risultato porterebbe alla creazione di contenuti di bassa qualità ma allo stesso tempo ad attirare fortemente il motore di ricerca.

L’espressione deriva dal cappello nero, in inglese appunto Black Hat, indossato dai personaggi “cattivi” nei film Western americani, ed è stata successivamente associata prima agli hacker e poi agli esperti SEO. Chi utilizza questa tecnica è infatti un professionista dell’ottimizzazione che fa uso di pratiche scorrette per ottenere risultati profittevoli in ottica SEO in maniera sleale ma più velocemente.

Tra le tecniche più utilizzate abbiamo:

  • L’inserimento di link o testo nascosti;
  • Le pagine denominate doorway o gateway, che non possiedono contenuti ma sono create appositamente per essere indicizzate dai motori di ricerca;
  • Le pagine cloaking, costruita per i motori di ricerca;
  • L’aumento della frequenza delle parole chiave;
  • La tecnica desert scraping, che riutilizza vecchi contenuti non più indicizzati da Google per riproporli;
  • Link spam, che si basa sull’utilizzo di scambi di link per aumentare la popolarità del sito.

E’ bene ricordare che le pratiche di Black Hat SEO, oltre ad essere scorrette, sono anche rischiose, poiché funzionanti in base allo studio di algoritmi che possono cambiare in qualsiasi momento. Inoltre, ogni sito all’interno del quale venga individuato l’utilizzo di tecniche sleali può venire gravemente penalizzato e scomparire dagli stessi motori di ricerca.